Elena's profileIL MIO CUORE MESSO A NUD...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    April 20

    ognuno ha le sue verità. questa è la mia

    cosa succede quando non ci si riconosce più?

    con difficoltà cerco di riappropriarmi dei miei spazi.

    continuo a chiedermi come sia possibile che un qualcuno - un qualcuno comune, per nulla speciale né originale, un illustre sconosciuto, se vogliamo - arrivi a sconvolgere, destabilizzare, minare, distruggere qualcun altro. mi chiedo dove nascano quelle dipendenze emotive talmente distruttive da non farti più riconoscere ai tuoi stessi occhi: gli occhi di chi non ha mai voluto accettare l’aggettivo qualsiasi. un’amica qualsiasi, un uomo qualsiasi, un lavoro qualsiasi. no. C’è stato un tempo in cui sapevo cosa volevo provare a raggiungere e non mi sarei accontentata di nulla altro.
    quello che si è rivelato un percorso costellato di delusioni, incomprensioni, lotte, rinunce, solitudine e desiderio di scappare quando non era ancora possibile, l’ho pagato a caro prezzo. mi ha fatto crescere tantissimo e mi ha reso una persona forte seppur nei suoi momenti fragili, determinata, consapevole di sé. oserei dire perfino audace.

    ora mi scopro nuovamente insicura, fragile al limite del pianto, per nulla fiera di me. scorgo nei miei passi affrettati e nel mio sguardo basso una tristezza ingiusta, una paura inaccettabile, una rassegnazione indicibile e vergognosa. provo imbarazzo verso me stessa per la mia incapacità a essere felice e a gioire, per l’ingratitudine che mostro di possedere verso la vita stessa, per il desiderio che continua a tormentarmi rimanendo impigliato tra la pelle, il cuore e la testa.

    i confini si confondono, non sapresti spiegare cosa è successo e come è stato possibile, non ha più nome quella che sai essere ormai solo un’ossessione triste che ha mangiato ogni sorriso e ogni batticuore innocente e puro. è solo foschia amara e scura che continua a mangiare sensibilità, emotività, dolcezza, i giorni e tutto quello che di bello non riesci a fermare tra le mani, maledicendoti e odiandoti un po’ ogni volta.

    e adesso attendo che io ritorni a respirare.

     

    March 25

    chi non fa non falla

    Sono lì che chiacchiero amabilmente, appollaiata sul mio sgabello. Lui sviscera di cosa sia l’intelligenza, come quando cerchi la definizione di cose astratte e imperscrutabili tipo amore o virtù. Sul come mai generalmente crediamo intelligente solo quello che riusciamo a capire, a parte le leggi della fisica quantistica che prendiamo per buone nella caritatevole eutanasia del nostro neurone ormai agonizzante. Come se partissimo dall’assoluta convinzione della nostra subitanea intelligenza. Avrei concluso - il condizionale è d’obbligo alla luce di quanto sto per affermare - che se intelligenza vuol dire curiosità, di cui è causa ed effetto, il tendere oltre, lo spingersi sempre un po’ più in là, sia la vera chiave di tutto. Per essere motivati a progredire bisogna partire da una buona dose di incertezza e dubbio. Non sente il bisogno di rimettersi in discussione chi è troppo sicuro di sé e delle sue convinzioni, e quindi non può evolversi. Ecco in buona sostanza perché ritengo profondamente stupide le persone saccenti. Per me quelli lì non hanno proprio capito un cazzo. Al massimo hanno buona memoria per imparare la lezione. Meglio che un dito in culo, direbbe qualcuno. Anche se c'è a chi piace. A me no.

    Ecco perché quando mi chiedono come la penso su un qualsiasi argomento io non so mai cosa rispondere, perché non so mai decidermi. Alla fine la mia è una forma d’intelligenza così evoluta che arriva a mettersi in discussione da sola. Tanto poi finisco per rispondermi che avevo ancora ragione io. La tesi è contemporaneamente confermata e smentita. E non fa un plissè.

    March 10

    making love to the snake inside my head

    E' un marzo tiepido, il cielo è coperto ma luminoso, sa come di sole filtrato attraverso un colino, di quelli che ti aspetteresti di trovare in un cascinale di campagna. Indosso il mio lungo cappotto nero a redingote. Non ho borsa, nè occhiali o portafogli, solo il mio pacchetto di camel, sul quale avvolgo la mano, nella tasca destra di nera lana. Sotto la pesantezza di quel cappotto c'è tutto quello che posseggo al mondo.
    Sbuco fuori in strada e la percorro da est a ovest, lungo il muro di cinta che conterrà la mia inquietudine, tra non molto. E' un bel pezzo a piedi, ma è la mia passeggiata preferita. Ho sempre avuto dei percorsi privilegiati lungo le vie della mia vita. Le quinte alle sceneggiature che ho scritte per me stessa. Dov'è la mia cinepresa? Dammi passi lenti e sordi. Ciak. Dammi solitudine. Ciak. Dammi un grido muto.
    qua  tutto sembra immobile nel tempo. La morte lo è di per sè stessa. Dimentichi la città alle tue spalle varcando il cancello di ferro. La ghiaia si sbriciola nel silenzio sotto i miei passi, i corvi gracchiano sui rami degli alberi calvi del viale. Quei corvi sono una delle cose che amo di più in questo posto. Della mia città in bianco e nero. Non penso a niente. Guardo. Respiro. Cammino. Scappo.

    March 03

    scorre nelle vene il rigetto

    il mio gruppo sanguigno è zero. Lui può donare a tutti
    Il mio gruppo può donare sangue a tutti!

    E fin qui ci siamo. Non una pecca.

    La cosa ganzina ve la racconto adesso.

    La medicina vuole che io, e tutti i miei simili, si possa ricevere solo dal gruppo 0.

    questo fa di me una donatrice universale e ricevente unica.

    Lusingata.

    Anche se poi, per essere pienamente precisi, l'unico donatore universale come si intende è lo zero rh negativo. Pensate che, un individuo tale, può ricevere sangue solo da uno zero rh negativo. E a me è andata bene con lo zero rh positivo, perché, se Dio vole, il mio sangue non si pone troppe domande sulla personale visione del mondo del suo gruppo sanguigno. Insomma, un endovena di zero rh negativo regge quanto un’endovena di zero rh positivo.  

     

    Anche se questo mi definisce in sostanza una ricevente univoca a biforcazione binaria, tutto sommato posso pur sempre considerarmi rara. Non tanto nella peculiarità di poter donare universalmente il mio sangue. Quanto nella rara possibilità di riceverlo su misura per me.

    E se dunque, questa illuminante certezza scientifica si trasferisse dalle regole basilari della medicina, alla sfera piu’ relativa e sentimentale che riflette l’emotività del paziente, si capirebbe bene quanto sia difficile riuscire a trovare una persona così dannatamente compatibile, capace di lasciare una traccia qualsiasi dentro di me, da non suscitare dolorose reazioni di rigetto.

    Perché in fondo non si parla solo di sangue, quando ci rifacciamo ai gruppi sanguigni. Forse si tratta di una sorta di catalogazione scientifica  di anime.

    Il piu’ delle volte, analizzare una discordanza di spirito presuppone la necessità di rinvenire il punto di inizio della stessa partendo dal sangue che ti scorre nelle vene. E hai voglia di iniettare sostanza e spacciare fumo per arrosto. Quando è l’incompatibilità che parla, non ci sono storie che reggono. Inutile cantarsela. Io son rara. Ma allo stesso tempo ho questa insulsa predisposizione a far la missionaria. Vuoi vedere che noi del gruppo 0 ci han preso tutti per coglioni quei dei centri trasfusionali?

     

     

    Ora ho sonno e fumo un po’. Ci sono quaderni che già aspettano di essere vergati.

    I sogni vanno disseppelliti.

    Ho bisogno di un sarto, che mi si è strappata l’anima. V’ho lasciato un brandello a testa, il resto me lo incartate in una perla che me lo porto via.

    E’ più buio stanotte.

     

    I will.

    February 23

    uno sfogo personale

    Un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro berrò e ballerò fino a svenire un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro voglio piangere disperatamente un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro voglio gridare con tutta la rabbia un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro voglio spegnermi un muro un muro un muro un muro un muro la mia piscina per annegarci un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un

    Ho indossato la maschera di rabbia. Sembro un po’ isterica, vorrei piangere, piagnucolare e scalciare i piedi a terra per recitare la mia parte fino in fondo. Ma soprattutto gridare.

    Sì cazzo, voglio gridare. Forte. Fino a restare senza più fiato nei polmoni. Che sei un

     

     

    BASTARDOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

    AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
    AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
    AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR
    RRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR
    RRRRRRRRRRRRRGGGGGRGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHHH

     

    [E’pazzesco se ci pensi, non ci sono posti dove andare ad urlare in pace…merdaaaaaaaaaaaaaaa!!!]

     

    Solo che non ha senso essere isterici senza un pubblico.

    E poi forse conosco il tuo gioco, e non ci casco più. Ma mi fai incazzare uguale.

    La cosa triste è che se fosse vero sarei patetica io.
    Se fosse falso saresti patetico tu.
    In ogni caso siamo messi male.
    Fanculo. Merda. Cazzo. Culo. e Tette.

    [Dio, che rabbia, non riesco a smettere di essere spiritosa! Così nessuno mi prenderà mai sul serio, cazzooooooooooooooooooooooooooooo!!

     

    Non sopporto.

    Non sopporto chi, senza migliori argomentazioni da addurre, ti attacca sulle singole parole.

    Se non condividi il mio modo di pensare, di essere, argomentalo.

    Sei intelligente. [?!]

    Altrimenti taci. Almeno. Magari vattene in silenzio.

    Lasciami sola.

    E’ piu’ rapido. E’ piu’ degno.

    Devo averti fatto davvero male per generare tanta rabbia. Cosi' cupa, coriacea, infaticabile.

    Non l’ho fatto apposta.

    February 01

    tu prova ad avere un mondo nel cuore

    Vai a una giornata tutta per te. Domestica come un vecchio cane ispido. Che dopo tutte quelle che hai passato, nessuno intorno che ti accarezzi, anche perché li hai allontanati tutti a pallettoni nel culo, decidi di coccolarti un po’ da te.

    Chiudi porte e telefoni a 50 mandate. Gironzoli per casa, vai in cucina e ti fai veloce ciobar, impaziente, pregustando il momento nella mente. Ti siedi sul divano e accendi un attimo la tivù - vediamo che è successo oggi lontano da qua - , e mentre mastichi cioccolata e ricecrisbis, ti domandi se di questa giornata ne hai poi voglia davvero. E pensi che no, in fondo in fondo no. Insostenibile malessere dell’essere. Dannatamente sempre. Resisti all’annientamento della ricerca di significato e valore nelle cose.

     

    Giri il canale. - Cacchio, oggi ho il cinema sky e fanno Anna Frank. - I casi della vita. Un giorno qualunque di un tempo fa pensasti al libro, al vecchio film degli anni 60’ e ti assalì un improvviso desiderio di noleggiarlo. Non ti sei mai mossa, però, e  hai sempre finito per accantonare l’idea nel dimenticatoio in cui risiedono la stragrande maggioranza dei pensieri che popolano la tua mente. E poi, casualmente, completamente ignara dell’esistenza di una versione moderna del suddetto film, e soprattutto della sua messa in onda sul grande circuito sky (e che Dio lo benedica) ti fermi un attimo a riflettere sugli stani messaggi subliminali che di tanto in tanto ti vengono sbattuti in faccia a cinque dita. Rifletti intorno al grande Maestro caso. O destino. O tempo. O semplicemente, intorno al fluire di Eventi e situazioni.

     

    Piangi.

    Vulnerabile e troppo sensibile per reggere l’affinità che lega due anime. Troppo delicata per supportare il peso dell’aridità che riveste la spoglia nuda cruda realtà, della Vita, dell’esistenza, del mondo, dell’ordine delle cose. Fa paura. Non tanto il visibile, quanto l’essenza stretta stridente intima di ciò che adesso percepisci tangibile e concreto, nonostante la cosciente consapevolezza di avere occhi ancora troppo deboli e immaturi, o forse solo incapaci a reggere il senso di alienazione passata presente e futura di cui ti sei fatta carico (senza volerlo).

      

    Vai di là, accendi le candele, che facciano luce quel tanto per permetterti di leggere. Sigarette e posacenere sul bordo a destra,camomilla “dolci nanne” su quello a sinistra, libro divino che se potessi te lo divoreresti a morsi. Libro che già tratti come prezioso cimelio di tassello della tua vita.

    Accendi una sigaretta e cominci a leggere.

    Tuono. Scroscio dell’acqua sull’asfalto. Lava lo schifo di questa città. Lava lo schifo che c’è dentro di te. Azzera il contatore.
    Non leggi più. Fermi tutto, fermi tutti. Fermeresti il tempo. Ti godi quest’attimo di miracolo. Non esiste più niente. Godi.

     

    December 17

    se segui la mia mente, se segui la mia mente #2

    Tutti sono peggiori degli altri, ma lei in modo particolare. Io. Che ho letto grigie e ferrose poesie crepuscolari postdannunziane postpascoliane, e ci ho trovato le verità e le bugie che facevano sesso con discreta violenza. Pareva un'orgia, di quelle tristi come un certo alcool. Come certi sprechi. Non c’è una sillaba che calzi al mio piede come il cristallo, a me è toccata la ristampa. Non mi si è spalancato lo sguardo. Perché noi riusciamo ad essere niente talmente alla perfezione. Si scivola, sulla bava densa e ancora tiepida di quegli amori bianchi e vagamente finto rassegnatamente compianti. Sembrano talmente numerosi e taglia extralarge. Fortunato chi ha un amore per paio di calzini. Io ne ho uno per cuore, e magari, fossi fortunata, per ventricolo. L’amore non è mica una polverina magica che la prendi a manciate da una borsa di cuoio e la butti a random sulle cose. Ma non mi interessa o riguarda davvero. Così mi ricompongo la mia integrità, mi riavvolgo di filo spinato elettrificato di zucchero filato. Rosa e dolciastro. Capita che qualcuno ci resti impigliato, sai?!

    La felicità non la puoi raccontare perché non ha parole. Si consuma e basta.

    Ripartire da zero è il mio modo. E oggi lo farei con un bel piantarello di quelli proprio patetici da donnina insulsa e mestruata. Il mio però lo farei senza nessuna spalla di camicia da bagnare con le mie lacrime. Faccio da me, come al solito.

    Perché ho fatto tanti sbagli e tanti ne sto ancora facendo. Perché ho fatto delle cose dato che mi si diceva di farne altre, e questa tendenza non mi è mai passata. Il tutto peggiorato dal fatto che adesso non posso aspettare lunedì per mettermi a dieta, o rischio di ritrovarmi magra a sessant’anni. Perché ho cercato di vendicarmi per gesti magari piccoli che però mi ferivano molto in profondità, dettagli di comportamenti che evidenziavano lo squallore di certi animi, nei confronti dei quali sentivo di volermi ribellare con tutte le forze. Forse anche per dimostrare a me stessa e a tutti la mia diversità.

    Perché ho voluto incendiare i ponti. E l’ho fatto.

    E’ alto il prezzo della libertà, dell’autodeterminazione, certe volte ne ho il terrore. Vedo il nero. Gli altri seguono il viaggio stando legati ad una platea rosso porpora con le cinture di sicurezza. Certe volte applaudono le evoluzioni, ma la maggior parte del tempo stanno fermi, perplessi e ammutoliti. Non so se avrò sempre il coraggio di stare sul palco a fare il buffone in questo teatrino spoglio degli anni ‘20. Magari prima o poi mi stanco e attacco la mutanda di pizzo al chiodo. Vado a lavorare a Pigalle.

    …poi suona il campanello e infilando il cappotto mi dico “Tranquilla, sono solo pensieri”.

    E comunque, Si fa presto a dire Fine.

    Fine.

    November 12

    signora contessa preveggenza

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    Ho tenuto in serbo pugnali luccicanti che ho pazientemente affilato durante tutti questi mesi. Anni. Ho cucito la mia armatura di fili d’argento, non è robustissima, ma può reggere qualche colpo di quelli pesanti. La corsa e la fuga mi saranno ugualmente di aiuto. Dopo qualche tempo trascorso, come in un sogno, nella foresta incantata, emergo nella radura. Il cielo è grigio e bianco, basso sulla mia testa, minaccia l’imminente tempesta. Il mago malvagio e crudele è là. Intorno musica house. Mi viene voglia di ballare, di cedere ad una sensuale danza insieme a lui. Ma lui è il male, e io lo so perfettamente. Mi guarda con quegli occhi vuoti e infiniti, che non conoscono principio e pace, né morale, o rimorso. E’ un istante, e mi è già entrato in testa. Comincio a muovermi su quelle note convulse, lui resta di fronte a me, immobile, lo sguardo severo. Mi sta scrutando, analizzando.
    Il tuono, e tutto si interrompe. Via la musica, il verde dei prati, il luccichio di spade. Mi ridesto dall’incubo. Pioggia che mi cola dai capelli sul viso. Comincio a correre. Nessuno sa se vado nella sua direzione. Io, è certo, non lo so ancora .

    November 10

    Brandy parla

    Esiste solo gente. Gente rompicoglioni, gente generosa, gente allegra, gente incazzosa. Ma soprattutto esiste solo gente egoista ed egocentrica. Non lo siamo tutti? Gente che si sente incompresa, gente che si sente speciale. Speciale una cippa. Siamo davvero speciali quando non abbiamo più questo fottuto bisogno di dimostrare che siamo unici. La vera virtù, che è rara per definizione, sta nell’intelligenza di capire che sei uguale e diverso a tutti gli altri piccoli patetici risibili insignificanti mediocri esserini dell’universo. Che cos’hai dimostrato per sentirti così un solo sole? Che forse hai vinto il nobel per la pace, scoperto la 5° dimensione, l’antidoto per il cancro? Hai concluso qualcosa nella tua cazzo di vita? Sei riuscito a farti stare bene almeno tu, oltre ad avere calpestato e usato come trampolino per sembrare più alto quelli che ti sono capitati a tiro? Perché non riusciamo a smettere di pensare alle nostre vite come a qualcosa di così prezioso e insostituibile, quando la nostra morte nella realtà dei fatti non cambierà nulla e al nostro funerale ci verranno sì e no 30 persone?! Perché non la smetti di lamentarti e volgi lo sguardo a chi intorno a te ha bisogno, e cerchi per una fottuta volta di renderti utile, di combinare qualcosa, di regalare un sorriso, invece di richiamare sempre l’attenzione sulle tue cazzate? Aiuterebbe anche te, sai? Forse se tu ti sentissi utile la pianteresti, daresti finalmente un senso alla tua vana esistenza.

     

    [“Qualche volta il modo migliore per avere a che fare con la merda, dice, è non considerare sé stessi come un piccolo premio prezioso.”

    “Quello che voglio dire” dice Brandy, “è che non puoi evitare il mondo, e non sei responsabile dell’aspetto che hai, se sei belloccia o brutta come la fame. Non sei responsabile per come ti senti o per cosa dici o per come ti comporti o per qualsiasi cosa fai. E’ tutto fuori dal tuo controllo” dice Brandy.
    Allo stesso modo che un compact disk non è responsabile per quello che c’è registrato sopra, noi siamo così. Sei libera di agire quanto un computer programmato. Sei unica quanto una banconota da un dollaro.

    […]
    Niente di te è tuo fino in fondo. Tutto di te è ereditato.

    “Rilassati” dice Brandy. “Qualsiasi cosa tu stia pensando, un milione di persone l’hanno già pensata. Qualsiasi cosa tu faccia, altri lo stanno già facendo, e niente di te è responsabile. Tutto di te è sforzo cooperativo”.

    […]

    “Sei un prodotto del nostro linguaggio” dice Brandy “e di come sono le nostre leggi e di come crediamo che Dio ci volgia. Ogni minima molecola di te è già stata pensata da qualche milione di persone prima di te” dice lei. “Qualsiasi cosa tu faccia è noiosa e vecchia e va perfettamente bene. Vai sul sicuro perché sei intrappolata dentro la tua cultura. Qualsiasi cosa tu concepisca va bene perché riesci a concepirla. Non riesci a immaginare nessuna via di fuga. Non c’è via di scampo” dice Brandy.

    “Il mondo” dice Brandy “è la tua culla e la tua trappola”.]

    Invisible Monsters

     

    Non tutti, forse nessuno, capiranno esattamente ciò che io pensavo quando ho meditato questo post, ma non è scritto da nessunissima parte che il mio modo di vedere sia quello giusto, né soprattutto l’unico possibile. A condizione che sia stata in grado di esprimermi correttamente, chiaro.

    Che siano benedetti quelli che hanno voglia e pazienza di smentirmi, riuscendo a farmi vedere le cose sotto la luce di un lampione diverso da quello sotto il quale stazionavo immobile io.

    Senza nome

    October 30

    white widow

    Mi scatta qualcosa dentro a rimanere qui. Io capisco e sento che qualcosa di malato mi sale, ma non riesco, non posso niente. Mi rendo conto che gli altri non hanno colpa, ma la razionalità in questi momenti non è d’aiuto. Sono una tigre in una gabbia, un coccodrillo che dopo, forse, piangerà, uno scorpione al quale viene pestata la coda da qualcuno alle spalle e lui non può far altro che pungere.

    Devo reagire, con violenza, è la mia sopravvivenza.

    E’ questo quello che ho imparato da bambina? E’ questo quello che sono? Pazza fino al punto di sbagliare e far male senza riuscire a controllarmi?

    Mi scazza che sappiate i cazzi miei, voi, curiosi, che venite a leggere solo per puntare occhi e dita. A quel punto diventa colpa mia che lo scrivo, tutto ritorna ad essere inutile e il cerchio si chiude.

    Avete mai desiderato una cosa e il suo opposto tanto intensamente quanto contemporaneamente? Nevrotica, diceva Sylvia Plath. Io vorrei parlare e vorrei tacere, vorrei chiacchiere leggere e vorrei silenzio greve, vorrei essere amata e vorrei non esistere. Ecco. Quando nessuno ti ama, è allora che diventi invisibile? E’ nel guardare e nell’essere guardati che percepiamo la certezza di esistere. Non nel vedersi, è diverso.  Odio il telefono che suona, odio i rumori improvvisi, i clacson delle macchine. L’altro giorno mi sono presa uno spavento, ma era solo la mia ombra. Allora non è un modo di dire. Sono un po’ tesa, forse.

    Le cattive notizie sono un’altra manciata di terra umida sulla mia cassa sepolta. Non sento più.

    Le cose belle, quelle belle davvero intendo, sono un bruciore che mi si sbroglia nel petto, sotto la pelle. Un abbraccio a una madre di spine, scossa di alta tensione sui lacci elettrificati legati intorno al cuore, schegge bollenti di rosso cristallo dagli occhi, taglienti.

    Appedo l’anima a un gancio alla finestra, e la lascio lì alle correnti, che di notte vengano a mangiarsela i corvi.

    Non piangetemi, non sono morta!

    Non sono morta.

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    October 17

    tutto fa un po' male e questo assai assai.

    Nachtwey2Vorrei che esistesse un tribunale che valutasse l’ingiustizia delle situazioni, delle cose e delle persone.

    Perché io, che litigo e mi indigno contro tutto e tutti, comincio ad essere stufa di pagare sempre di mio, di passare sempre per la schizzata, e che tanto non cambia mai niente perché sono gli altri che hanno fatto la scelta giusta facendo girare le cose in questo modo. Un pizzico d’ipocrisia val bene l’economia delle cose che, tutto sommato, fanno star bene una maggioranza. Di cui, ovvio, io non sento di fare parte.

    E il fatto che io soffra di paranoia e manie di persecuzione non significa che non mi stiano seguendo o facendo del male.

    Cosa fai quando sei uno che sa prendersi le sue responsabilità – fin troppo – e ti rendo conto, lucidamente, che la tua infelicità – col tutto o il niente che questa parola vuol dire, tu chiamala malessere, insoddisfazione, inquietudine - è causata solo dal contesto? Vai da uno psichiatra giudice o ti trasformi in assassino?

    Una delle cose più crudeli che possano farti, sai, è condannarti a morte, farti misurare il lento avvicinamento a quel momento, bendarti gli occhi, farti inginocchiare, farti sentire il grigio freddo della canna di un fucile appoggiarsi sulla tempia, farti fermare il respiro, premere il grilletto; ma spararti a vuoto.

    Ho cose da pensare, ma più niente da dire.
    La gente, operosa, che incontro sul lavoro: Tizio è nella stessa ditta da 6 lunghi anni, Caio sostiene che "poichè nessuno fa niente per niente, nemmeno io, è sottinteso che a te spetterebbe la tua parte se la cosa va in porto", Sempronio trasforma in ansia ogni cosa tocchi o lo circondi e io, che mi ripeto di sopportare in nome di una cosa chiamata futuro, mi sfiguro il presente, e mi ritrovo circondata da quel blob inquinante spiriti dal quale a duro prezzo d'equilibrio mi ero già ritrovata a fuggire.

    Ho parteggiato sempre per la cicala, che fosse un minimo realista.
    Ti addestrano fin da bambino al sacrificio in nome del futuro. La scuola, l'università, la gavetta. Bò.

    Non so quanto si possa resistere, là fuori, a percorrere una cosiddetta retta via, con una tua morale di vero rispetto per gli altri (non in senso religioso, ma in fondo non ci si discosta troppo nemmeno da questo), tuoi obiettivi lungamente ponderati e tuoi modi e tempi per raggiungerli. 
    Alla fine, temo, sarà difficile ricordare davvero, ancora, chi sei.

    E' dei poveri, di spirito, che bisogna avere paura. Quella è gente disposta a tutto.

    Penso ai tedeschi in piena crisi economica, e ignoranti, all'accanimento contro gli ebrei. All'istinto animale alla prevaricazione che nasce dal bisogno.
    Penso, per tornare ai fatterelli spiccioli della vita - che poi in fondo la storia siamo noi - , alle parole consapevolmente lesive che vengono da certi animi piccoli piccoli malati di frustrazione, con l'unico desiderio di diffondere universalmente il proprio disagio.
    "Mal comune...": chi è infelice trova un unico e insipido godimento nel sentirsi in buona compagnia e dirotta il suo rancore preferibilmente verso le anime pacifiche.
    La gente che non ha niente da perdere non è che ci va tanto per il sottile.

    October 10

    masochinismi di una notte di mezzo autunno

    imafillefleur1eo1La felicità è uno stato dell’anima? Dice di sì, la slavata ragazza che non ha mai risposte. O forse no. Non sempre. Appunto. E’ solo che - ”è solo che”, mioddio, cominciamo bene! – certe volte ti capita qualcosa di bello e sei felice, certe volte ti capita qualcosa di brutto e sei infelice. E fin qui tutto normale. Il problema nasce quando succede qualcosa che dovrebbe renderti felice e tu invece stai di merda lo stesso, o quando ti succede qualcosa di brutto e l’unica reazione che hai è fare spallucce, e magari la sera ti ritrovi a pensare che, non sai nemmeno tu come, sei felice. Sì, lo so, quest’ultimo caso ha del miracoloso, serve solo a dimostrare la tesi.
    Il nescafè ti dà la gastrite, lo sai. Ma immagino che ognuno di noi, nella vita, abbia bisogno di farsi del male. Almeno un po’. […]
    A volte capita anche a me di sentirmi in ritardo rispetto alle stagioni, alle situazioni, alle cose che succedono. Come quando a scuola ti spiegano l'aritmetica, e la capisci solo quando siete alle equanzioni. E ovviamente anche delle equazioni non ci capisci un cazzo, ma a quel punto sei tranquillo, sai che tanto le capirai quando arriverai al calcolo degli integrali. E’ solo che il mio letargo è durato abbastanza. Sto svernando, in fondo. Tu in alcune cose, e io in altre. E’ che sono talmente esigente con me stessa che vorrei essere capace di fare tutto, di sentire tutto. Solito discorso che ho sempre la sensazione che ci sia qualcosa che sto perdendo, che mi sta scappando, qualcosa che non avrò vissuto o assaporato abbastanza a fondo. Renato diceva che finchè la vivi così significa che sei ancora giovane. Questo comunque è un bel bicchiere mezzo vuoto. Quando scegliere ti svela per contrasto tutto quello che non scegli. Le rinunce hanno sempre un che di affascinante, quelle cose che ti neghi, quelle cose lontane, quel mondo che dalla finestra sembra accattivante, ma che se ti ci cali diventa noioso. La verità è che qualsiasi cosa tu faccia, comunque tu sia, qualsiasi cosa tu dica, la responsabilità di ciò che sei non è completamente tua, e la realtà è qualcosa in cui sei costretta a calarti . Assolutamente, in un modo o nell’altro. Fuggire è solo un modo per legarti a doppio filo a quello da cui scappi. Più scappi, e più tutto quello che fai è in funzione di quella fuga, e la cosa dalla quale vorresti allontanarti diventa parte di te. La vera ribellione dalle catene che imponiamo a noi stessi è fare ciò che non vuoi. Che in realtà è esattamente quello che volevi davvero.
    Tutto cambia? Tutto passa? Tutto cambia, ma noi non cambiamo mai davvero. Sì, quasi tutto passa. Le cose che vuoi davvero trattenere con te, due o tre nell’arco di una vita, cambiano, ma magari restano. Siamo ancora troppo giovani per i bilanci. Credo dipenda dalla nostra volontà: tu ci filtri attraverso delle cose, quelle che restano impigliate nella retina si sedimentano e diventano importanti. Parte di te. Mah, forse è solo che si erano nascoste bene e i censori non le hanno trovate. Il dolore, ad esempio, è il respiratore artificiale delle cose finite. Si sa mai che se gli fai ascoltare i subsonica si riprendano.

    October 06

    post it

    lcda3

    non è una favola

    “So impressed in all you do

    Tried so hard to be like you

    Flew too high and burnt the wing

    Lost my faith in everything.”

     

    Specchio delle mie brame, dunque. Quello che vedo non è piacevole.

    Ottobre, Signori.
    Ogni volta che inizia o finisce qualcosa.
    Ogni volta che mi concentro sull’idea dello scorrere del tempo.

    Giorni, Mesi, Stagioni, Anni.

    Lui è Dio, e non aspetta nessuno.

    Fissare la lancetta dei secondi nell’orologio della cucina che va. Mi lascia sempre un po’ indietro.
    Tic, tic, tic ...

    Il rapporto tra piccolo e grande non lenisce il disappunto di inerti istanti bruciati, mentre rimango ancora lì, a fissare tic, tic, tic…
    Il pur breve movimento dell’ingranaggio a simboleggiare quello che era un momento fa, e che adesso non è più.
    Quello che lascio andare, quello che non ho la forza, o possibilità di afferrare.
    Da un paio d’anni, il succedersi di pacchetti di tempo, mi suggerisce all’orecchio una breve ma ferma considerazione: respira ogni istante, apri gli occhi di cristallo e osserva l’atomo attorno a te, potrebbe non ripetersi più questa stagione di frutti innevati. Potrebbe essere l’ultimo anno, potrebbe essere l’ultimo autunno. Trovo più difficoltà ad immaginare che sarà un superbo e candido Natale.

    Ho guastato alcuni dei momenti migliori della mia vita estraniandomi dalle situazioni, volando fuori di me, accoccolandomi sul ramo di un albero vicino per godere meglio, dal di fuori, tutta la scena. E’ un momento da assaporare: guardalo, studialo, analizzalo, vivisezionalo. E così, però, l’ho ucciso.
    Vivere le cose, quelle insignificanti come quelle miracolose, e rendersi conto che magari è stata l’ultima volta. Come quando faccio il bagno nel mare che il mattino dopo devo partire, cerco così tanto di leccarlo quell’istante, di assorbirlo attraverso la pelle, di sentirlo, mi abbandono alla sensazione del mio corpo nell’acqua, rimanendo un po’ lì, sospendendo il tempo e sfumando tutto il contorno. E  mi piace guardare il mare, mentre percorro l’autostrada che mi riporta alle mie impronte lasciate, guardare fuori dal finestrino, pensare che potrebbe essere l’ultima volta che vedo il mare, che devo guardarlo bene, imprimerlo nella mente come una fotografia dell’anima che non debba sbiadire. Poi il paesaggio da un istante all’altro cambia, e quello che c’era non c’è più. Cosa succede in quell’ istante tra il prima e il dopo? Se tra due punti ci sono altri infiniti punti, potrebbero non terminare mai. Voglio trasferirmi lì, negli attimi interminabili che si frappongono un micromillesimo di secondo prima della fine, la mia vita costruita sull’infinito tra il passato e il presente.
    Guardati più a fondo.
    Io sprofondo.
    Liquido torbido col deposito, che più agito e più viene a galla, si confonde con quel poco che ci sarebbe da salvare. Occhi trapiantati mi restituiscono un’immagine che il cervello mi suggerisce differente. Non è una bella sensazione. Ti guardi allo specchio. Il più delle volte non ti riconosci, quando invece va proprio male non ci vedi nulla, voglio dire il nulla. Tanto per essere chiari, si tratta come della sensazione precedente ma amplificata all’ennesima potenza, non ti riconosci nell’immagine riflessa al punto che gli occhi smettono di considerare l’oggetto come esistente. Ti aspetteresti di vedere uno sbiadito profilo d’essenza, almeno. Ma non succede, e magari è passato del tempo e ti ci sei pure abituato, per cui ti alzi dalla tazza, tiri su le mutandine e te ne vai.
    Il problema è che poi costruisci un’identità su quello che di te vedono gli altri.

    E poi; poi ci sono notti in cui sai che faticherai ad addormentarti anche se sono le 4 passate. Ci sono mattini in cui ti svegli all’alba anche se hai dormito 4 ore e sai che non ti riaddormenterai. Anche lui è già sveglio stamattina. Respiriamo ancora lo stesso cielo? Il suo sospiro, quell’alito di vento che ha scosso il mio sonno?

    Il destino vuole che io creda di nuovo in lui. Mi chiama, prepotente, mi schiaffeggia coi suoi segni e poi mi dice “E adesso? Ne vuoi ancora?”.

    453

    October 02

    Dolcenera senza cuore

    [ Il fatto che tu sia paranoico, non significa che loro non ti stiano seguendo.

                                                                           Kurt Kobain ]

     

          La gente sta male.

    Voi.              State.                Male. 

    D  a  v  v  e  r  o .

    Molto.

    Male.

     

    E con le vostre vite.

    Ritagliate per altri corpi. Morti. Da sarti ciechi. Storpi. E analfabeti.

    Inquinate.

    Come siete voi

    Come sono le vostre

                                                                                    putrefatte oramai

                               grondanti liquami chimici maleodoranti e nauseabondi

    Anime.

    Volete                        contaminare                             anche                          

                                                                                                       me.

    Lordare

                 imbrattare

                                   di feci

    il mio sorriso.

                                                    (Non ve lo lascerò fare)

    Schivo. Che si contiene

    per solo non abbagliarvi.

    Le vostre rivoltanti m e d i o c r i t à.

     

    La mancanza che è

    sempre

    ancora

    mia.

    Colpevole e

    responsabile

    della fiducia che ho elargito

    i

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    e

    .

    Del garbato benvenuto

    sull’umile soglia                                                            dei miei segreti.

    Voi

    Siete c a r t a   c o p i a t i v a

                                                      di carta copiativa

                                                      di carta copiativa

                                                      di carta copiativa

                                                      di carta copiativa

                                                      di carta copiativa

    strausata

    solo per inventarvi un’                    IDENTITA’

    che ombra non lasciate più.

    Voi

                                                                                              Ed io

                                                                                                vi

                                                                                       d i s p r e z z o.

    Da morirne.

    October 01

    essenza divina del circolo vizioso

    comte3

    [Elle me dit: "Adieu! Je m'en vais chez les morts.

    Comme tu t'es vantè d'avoir foutu mon corps,

    Tu pourras te vanter d'avoir foutu mon a^me]

                                           Parnasse satyrique

    A far domande il più delle volte si rischia di non trovare risposte. E non parlo di quelle da quattro soldi che si dà spesso la gente, per accondiscendere a sé stessa. Almeno io. Io sono meglio, diciamolo una volta per tutte. E’ per quello che non mi chiedo più niente, poi quel senso di indeterminatezza e sospensione mi fa venire i nervi.

    Certi giorni sono tutti lotta e niente salvezza, e la vera lotta è solo contro sé stessi, come si fosse allo specchio. Da quando ho smesso di contrastarmi duro e ho issato la bandiera della resa alla vita e a tutto, ho abbandonato anche l’ultimo fantoccio d’obiettivo. Non riesco più a percepire l’esatta divaricazione (immagina cosce tese al limite dello sforzo muscolare) tra sanità e malattia. Nel senso. Se non ho voglia di fare una cosa, è perchè non ne ho realmente voglia e non l’avrei avuta in ogni caso, oppure è solo un modo in cui la mia volontà si autocensura, tarpandosi le ali grigie trasparenti cheratinose (sporche) da insetto palustre, a causa di una latente quanto indecifrabile affezione? Cioè: cosa voglio? Soprattutto: voglio? Se l’erba voglio cresce solo nel giardino del Re, ecco cosa voglio: essere la Regina. Di fiori. E dare vita alla terza dimensione a partire dal piattume di un mazzo nuovo, coi colori rosso e nero e bianco.
    Hai mai odorato i mazzi di carte? Saprei dire quanto vecchi sono anche ad occhi bendati, senza toccare, solo annusare.
    Vedo solamente un’Alice simile a tante altre - non meglio e non peggio, sicuramente diversa, che poi lo siamo tutti -, che è stanca di sforzarsi, ma che continua e continuerà a portare il suo cuore di cartone beige ondulato di qua e di là. E allarga le braccia. Sinistra, destra, fa dei giri larghi e a spirale. E con quelle braccia allargate. Vola via.

    Vivo senza fare niente, assolutamente niente. Questa è la verità. Congelata tra il passato e il futuro.

     

    Ma ho qualcuno che lo sa. E’ l’ora di pranzo, ho ancora addosso il pigiama e sto cucinando due uova che sanno di niente come me quando mi suona alla porta la tua pelle. Ho le labbra rosse e morbidissime pronte a coprirti di baci. Anche se a volte non ti capisco [quasi mai], e a volte mi fai incazzare [raramente], per colpa tua io non so cosa voglia dire sentirmi sola.

     

    Chissà se senza nessun senso, nessuno, si può andare avanti per molto.

    fallito)

    La parola del giorno:
    C a u t e r i z z a r e


    Joaquin Sabina 
    ..:: ContigO ::..
     

    Yo no quiero un amor civilizado,                                                Io non voglio un amore civilizzato;
    con recibos y escena del sofá;                                                con le ricevute e la scena sul sofà;
    yo no quiero que viajes al pasado                                             io non voglio che viaggi al passato
    y vuelvas del mercado                                                                                   e torni dal mercato
    con ganas de llorar.                                                                                  con voglia di piangere.
    Yo no quiero vecínas con pucheros;                                           Io non voglio vicine con le pentole;
    yo no quiero sembrar ni compartir;                                            io non voglio seminare nè dividere;
    yo no quiero catorce de febrero                                                io non voglio il quattordici febbraio
    ni cumpleaños feliz.                                                                                 nè il buon compleanno.
    Yo no quiero cargar con tus maletas;                                           Io non voglio rubare le tue valigie;
    yo no quiero que elijas mi champú;                               io non voglio che tu mi scelga lo shampoo;
    yo no quiero mudarme de planeta,                                                 io non voglio cambiare pianeta,
    cortarme la coleta,                                                                                           tagliarmi la coda,
    brindar a tu salud.                                                                                   brindare alla tua salute.
    Yo no quiero domingos por la tarde;                                     Io non voglio le domeniche pomeriggio;
    yo no quiero columpio en el jardin;                                              io non voglio l’altalena in giardino;
    lo que yo quiero, corazón cobarde,                                              quello che voglio, cuore codardo,
    es que mueras por mí.                                                                              è che tu muoia per me.
    Y morirme contigo si te matas                                                              e morire con te se ti uccidi
    y matarme contigo si te mueres                                                         e uccidermi con te se muori
    porque el amor cuando no muere mata                            perchè l’amore quando non muore uccide
    porque amores que matan nunca mueren.               perchè gli amori che uccidono non muiono mai.
    Yo no quiero juntar para mañana,                                     Io non voglio che ci incontriamo domani,
    no me pidas llegar a fin de mes;                                           non chiedermi di arrivare a fine mese;
    yo no quiero comerme una manzana                                          io non voglio mangiarmi una mela
    dos veces por semana                                                                            due volte alla settimana
    sin ganas de comer.                                                                       senza aver voglia di mangiare.
    Yo no quiero calor de invernadero;                                              Io non voglio il caldo di una serra;
    yo no quiero besar tu cicatriz;                                                     io non voglio baciarti la cicatrice;
    yo no quiero París con aguacero                                         io non voglio Parigi con l’impermeabile
    ni Venecia sin tí.                                                                                     nè Venezia senza di te.
    No me esperes a las doce en el juzgado;                      Non aspettarmi a mezzogiorno in tribunale;
    no me digas "volvamos a empezar";                                                      non dirmi "ricominciamo";
    yo no quiero ni libre ni ocupado,                                              io non voglio nè libero nè occupato,
    ni carne ni pecado,                                                                                     nè carne nè peccato,
    ni orgullo ni piedad.                                                                                      nè orgoglio nè pietà.
    Yo no quiero saber por qué lo hiciste;                                    Io non voglio sapere perchè l’hai fatto;
    yo no quiero contigo ni sin ti;                                                   io non voglio con te nè senza di te;
    lo que yo quiero, muchacha de ojos tristes,                     quello che voglio, bimba dagli occhi tristi,
    es que mueras por mí.                                                                             è che tu muoia per me.
    Y morirme contigo si te matas                                                              e morire con te se ti uccidi
    y matarme contigo si te muere                                                         se uccidermi con te se muori
    porque el amor cuando no muere mata                            perchè l’amore quando non muore uccide
    porque amores que matan nunca mueren.             perchè gli amori che uccidono non muoiono mai.

    September 21

    le stagioni del mio umore

    nakedOggi piove male, più male dell’altra volta. E vorrei raccontare un po’ di questo, adesso.

    Un caro amico mi scrive, raccontandomi del suo amore appena nato, e io gli vomito addosso tutte le mie elucubrazioni. Ho una conversazione con mia madre. Chiamiamola così, conversazione. Ormai non ci alteriamo neanche più. E sì insomma, quelle giornate che il rivelatore fa salire fuori solo quello che non va dalla cazzo di pellicola. Che tanto non cambia mai niente, che alla fine ho accettato.

    Don quijote is dead.

    Mi sento un po’ inchiodata alla croce della realtà. A momenti tiro e strappo e mi divincolo e mi dimeno. Altri mi calmo. Abbandono la testa a ciondolare così. Aspetto. Che si alzi il mio tempo.

    La pianto. Il pietismo è una sensazione che non mi piace nè provare né, tanto meno, suscitare. Oggi gira così, c’è da non pensare. Tra poco è già domani.

    Lo stare con qualcuno è un’etichetta su una bottiglia. Un significato indicativo. Questo non significa che allora ci stia. Con qualcuno. Sì, ecco, non capisco perché devo essere così fastidiosamente polemica oggi. Rientro in carreggiata. Torno sulla terra planando lentamente, coi piedi in 1°posizione da danza classica, gli stivaletti neri e l’ombrellino. Bò, parlare di queste cose mi fa un pò sorridere. E' tutto talmente aleatorio. Un mio amico dice "Parliamo di niente", ma non a proposito di quest'argomento. Io resto lì, mentre, davanti a un piatto di cappelletti in brodo, lui e il suo amico parlano di quello che si aspettano dall'amore, dalla persona di cui si innamoreranno, vorrebbero innamorarsi. Resto lì e mi chiedo che senso ha parlare d'amore. Che peso hanno le loro parole. Li invidio un pò, con le loro certezze e la speranza di essere lanciati per la strada che li porterà dove loro volevano arrivare. Parlare d'amore è come ballare sull'architettura. 0 assoluto.

    A me pare che nella vita fai delle scelte piccolissime e stupidine e ti ritrovi dove non avresti mai pensato nè voluto. Intendo: a volte cominci a frequentare qualcuno, così per allegria, e non lo sai dove ti porterà quella frequantazione; altre volte ami da morire una persona, ma da

                               m o r i r e - s e n z a p i ù v e n e -d i s s a n g u a t o - r e c i s o

    e magari poi ti tocca sopravvivere, ma senza di lei. Perchè perchè, per nessun motivo in particolare. Per fatalità. Distrazione. Mah. Parlare d'amore è come ballare sull'architettura. Confermo e sottoscrivo. Magari stiamo qui a disarcionare le alchimie e poi non esiste il cavallo. Solo la sella. Bho.

    Vado sul mio divano, pigra come un gatto. Tu fai quel che vuoi.

    Chiedimi se sono felice.

    Sono una rimanda piaceri. Lo sono così tanto che credo morirò senza aver mai allungato la mano su di un tesoro che tengo in borsetta. Cultrice dell’effetto proiettivo.

    Va bè, ma che stronzate che sto sparando. Dico delle parole che si avvolgono su loro stesse ingarbugliandosi. E il mio umore è in altalena.

    Volevo solo chiacchierare un po’. All’ora della merenda. E allora arriva mia madre, alla quale si allarga la faccia in un sorriso, mentre posa sul tavolo della cucina le buste della spesa. Luce di un meriggio verso le 6. Ha sulla giacca l’odore degli ippocastani irsuti. “Ti ho preso un libro”. Dolce, penso. Tira fuori dalla borsa che le ho regalato 3 anni fa un “Una tisana calda per l’anima adolescente”. Resto appesa per due mollette ad un filo per stendere, vacillo, bacillo, cullandomi nell’aire, mentre aspetto una folata imperiosa che mi trascini a decidere. Offendermi e inviperirmi ma sorridere amabilmente, o prenderlo come un complimento goliardico ma sorridere amabilmente. [?!]. Sorrido amabilmente. E me ne vado in camera mia, a braccetto col libro più balordo che abbia mai visto. Visto, sì. Non ho intenzione di leggere una pagina di più della quarta di copertina. Grazie mamma. Chi mi conosce di più?! -.-'

    September 15

    una compagna insonne

    office2Pigramente, piovosamente, incessantemente. Lentamente lunedì.

     

    E' facilissimo reagire con freddezza alle cose durante il giorno, ma di notte è tutto un altro discorso.

    “[…] Anche l'odio verso la bassezza
    distorce i tratti del viso.
    Anche l'ira per le ingiustizie
    rende la voce rauca. Ah, noi
    che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
    noi non potevamo essere gentili.
    […]”

    Nel mio caso sono due le situazioni a turbare la quiete interiore. Perché io, come Brecht, vorrei tanto essere gentile e con questo mio atteggiamento favorire il vivere in serenità e armonia, ma porca la miseria, ci sono situazioni nelle quali sei costretto a incazzarti, nelle quali fare casino e lamentarsi e litigare e magari mettergli anche le mani addosso è un obbligo etico, un dovere morale.

    Avrei 10.000 motivi, come tutti, per lamentarmi; la famiglia, il lavoro. E stasera sono pure nervosa e incazzata. Ma le persone che si lamentano troppo e in continuazione sono insopportabilmente pesanti, diciamolo. Ho una predilezione poi per quelle completamente immobili.
    E quindi, per l'ennesima volta, mi sono inventata un sogno da inseguire che possa darmi un motivo per sopportare quello che faccio e lamentarmi di meno. Solito: non faccio quello che voglio ma voglio quello che faccio (perchè ho uno scopo). Gli scopi di solito hanno la data di scadenza, ma è semplice, una volta quando arriva si raccoglie quello che di buono è restato, si raddrizza il tiro e se ne confeziona un altro.
    E' un processo di raffinazione, a lungo andare.
    Forse ha ragione quella ragazza, quando decidi una cosa, o ti sembra di desiderare qualcosa, non è detto che tu sia così pronto e deciso per avere quella cosa adesso; magari hai bisogno di lasciar fermentare qualcosa, di lasciare depositare i dubbi e di lasciare al tempo la possibilità di mettere in dubbio la cosa.

    Ha senso sentirsi sollevati, invece che impauriti, dal trascorrere del tempo?
    Ha senso adattarsi ad una realistica inesistenza di prospettive?
    Se non si accetta l'insensatezza si rischia il senno. 
    Bell'affare, costretti alla catatonia.

    Non so voi, io ospito una tale rabbia dentro, e non dorme proprio mai.

    jeanhatIo non lo so. Ho la volontà di condividere, ma spesso non possiedo la certezza di quello che dico - e penso - e avrei bisogno di infinite premesse che concretamente mi è impossibile fare. Quindi spesso farei meglio a tacere del tutto.
    Che fare? Attendere che il tempo aumenti la sicurezza nelle mie argomentazioni ? Per ora sembra che succeda esattamente il contrario...

    E poi, che differenza passa tra l' avere delle idee e delle certezze?

     

    Ps: Per la serie "Come ci si nasconde dietro un dito" e la serie "E' tutto così facile", tratto dal Corriere della Sera SALUTE del 22 Maggio 2005 trovato nello scantinato.

    Ridurre lo stress

    La meditazione
    occidentale

    BENESSERE
      Gli esperti della Mayo Clinic statunitense hanno richiamato l'attenzione sulla possibilità di vivere meglio se ci si riserva uno spazio quotidiano dedicato al rilassamento. A sicuro beneficio di tutto l'organismo.

    Come fare
    Una "ginnastica facilissima"
    Respirazione profonda (diaframmatica)
    Quando si è tesi e agitati il respiro diventa rapido e superficiale: controllarlo e riuscire a respirare "bene" nei momenti di stress significa ridurre le risposte negative del corpo, come l'aumento del ritmo del cuore o la sudorazione intensa. "La respirazione profonda è uno dei mezzi migliori per controllare la risposta allo stress, per di più si può praticare in qualsiasi momento" sottolinea il dott. Piero Parietti, Presidente della Società Italiana di Medicina Psicosomatica.
    Ecco l'esercizio giusto, da ripetere almeno due volte al giorno e tutte le volte che ci si sente sotto pressione.
    Con le spalle ben rilassate e la bocca chiusa, inspirare profondamente e lentamente contando fino a 6 spingendo la pancia in fuori; trattenere il respiro contando lentamente fino a 4; espirare dalla bocca contando fino a 6. Ripetere l'intera sequenza da 3 a 5 volte.

    zg

    August 13

    dell'orientarsi

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    non sarebbe bello non farsi più del male (?) -
    non sarebbe strano essere più leggeri (?)

    afterhours, riprendere berlino 

    E’ un bell’esercizio cercare di non mentire almeno a se stessi. A costo di essere spietati e di non piacersi. Cosa vorrei io?

    vorrei dire vaffanculo a tutti quelli che credono di aver capito come va la vita e che ti guardano dall’alto in basso, povera sfigata innamorata di troppe cose - tra cui una visione a cuoricini rosa shocking dell’amore o quel che è - e troppo egoista, o fragile, o stupida, o tutte queste cose insieme, per smetterla di essere un ibrido tra pollyanna, ally mc beal e bridget jones. 
    personalmente, i discorsi “seri” e “maturi” mi fanno paura.
    che il modo maturo di vedere le cose, per me, non è nell’ordine del trovare un lavoro che ti dia un sacco di soldi o un uomo che ti garantisca una qualche certezza economica (e il principe azzurro lo puoi anche sposare, ha venduto il castello e fa l’ingegnere - ? ), ad esempio. e non è neppure nel “esci con più persone possibili, tanto le storie finiscono, almeno ti diverti” o nel “bisogna pur accontentarsi se non si vuole rimanere soli”.
    per me il modo maturo di vivere è sbattersi per raggiungere quello che potrebbe renderci felici. 

    praticamente da sempre mi dicono ma cresci, vivi nel mondo dei sogni, la vita è un’altra cosa, smetti di avere aspettative, i libri e i film non sono la vita vera, credi ancora nelle favole.

    io mi dico, invece: lascio a voi la maturità del capire come vivere. dell’assecondare le emozioni giuste, del fermarvi l’istante esatto prima dello schianto, del scegliere le amicizie di comodo, del circondarvi di persone di cui poi sparlate alle spalle, del scoparvi un uomo che vi riempia di regali e attenzioni o una donna che dica tutti i sì del caso senza dare nessun tipo di fastidio, del vivere con semplicità ed equilibrio.

    voi, però, lasciatemi la totale immaturità di piangere per le emozioni sbagliate, di ritrovarmi piena di lividi e incapace di distinguere i colori caldi dall’aridità di quelli sbiaditi, di rimanere delusa da presunte amicizie che ti hanno usata fin quando ce n’era bisogno, di continuare a fidarmi delle empatie, di preferire lo stare da sola alle persone che non mi piacciono davvero, di desiderare sempre gli uomini più sbagliati che possano esistere e di lasciarmi travolgere dalle emozioni, incapace di razionalità e distacco.

    perché il mio mondo, quello della poesia, delle farfalle dorate, so io quanta fatica costa tenerlo su, però io ci credo, ci continuo a credere nonostante tutto, e non c’entra che io abbia quindici o ventanni: io sono fatta così, è solo il mio modo di vivere. e sarà anche un modo di vivere sciocco e sbagliato ma è il mio.

    e se mai avrò qualcuno di cui prendermi cura e a cui avere il privilegio di poter insegnare qualcosa, farò in modo che questo possa diventare un credere comune, che possa rabbrividire alle parole di robin wiliams nell’attimo fuggente, che possa sorridere ascoltando “e i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare, per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare, perché vincere significa accettare, se arrivo vuol dire che a qualcuno può servire, e questo, lo dovessi mai fare, tu, questo, non me lo perdonare” e che non pensi mai che la vita sia una questione pratica.

    June 29

    R di Risposta

    arist04

    Vedi,
    darti la vita in cambio
    sarebbe troppo facile,
    tanto la vita è tua
    e quando ti gira
    la puoi riprendere;
    io,
    posso darti chi sono,
    sono stato o chi sarò,
    per quello che sai,
    e quello che io so.

    Io ti darò
    tutto quello che ho sognato,
    tutto quello che ho cantato,
    tutto quello che ho perduto,
    tutto quello che ho vissuto,
    tutto quello che vivrò,
    e ti darò
    ogni alba, ogni tramonto
    il suo viso in quel momento
    il silenzio della sera
    e mio padre che tornava
    io ti darò.

    Io ti darò
    il mio primo giorno a scuola
    l’aquilone che volava
    il suo bacio che iniziava
    il suo bacio che moriva
    io ti darò,
    e ancora sai,
    le vigilie di Natale
    quando bigi e ti va male,
    le risate degli amici,
    gli anni, quelli più felici
    io ti darò.

    Io ti darò
    tutti i giorni che ho alzato
    i pugni al cielo
    e ti ho pregato, Signore,
    bestemmiandoti perchè non ti vedevo,
    e ti darò
    la dolcezza infinita di mia madre,
    di mia madre finita al volo
    nel silenzio di un passero che cade,
    e ti darò la gioia delle notti
    passate con il cuore in gola,
    quando riuscivo finalmente
    a far ridere e piangere una parola...

    Vedi,
    darti solo la vita
    sarebbe troppo facile
    perché la vita è niente
    senza quello che hai da vivere;
    e allora,
    fà che non l’abbia vissuta
    neanche un po’,
    per quello che tu sai,
    e quello che io so.

    Fa che io sia un vigliacco e un assassino,
    un anonimo cretino,
    una pianta, un verme, un fiato
    dentro un flauto che è sfiatato
    e così sarò,
    così sarò,
    non avrò mai visto il mare
    non avrò fatto l’amore,
    scritto niente sui miei fogli,
    visto nascere i miei figli
    che non avrò.

    Dimenticherò
    quante volte ho creduto
    e ho amato, sai,
    come se non avessi amato mai,
    mi perderò
    in una notte d’estate
    che non ci sono più stelle,
    in una notte di pioggia sottile
    che non potrà bagnare la mia pelle,
    e non saprò sentire la bellezza
    che ti mette nel cuore la poesia
    perchè questa vita adesso, quella vita
    non è più la mia.

    Ma tu dammi in cambio le sue rose blu
    fagliele rifiorire le sue rose blu
    Tu ridagli indietro
    le sue rose blu.

    Perché poi il tutto si basa sulla necessità di condividere la frequenza dell’anima assieme ad un’altra persona. Senza questo legame è possibile che si preferisca “volare sulla luna piuttosto che dire le parole giuste quand'è tempo di dirle.”
    E io credo che la condivisione sia un bisogno e al contempo una paura ancestrale dell’uomo; è il bisogno e la paura di guardare una persona negli occhi senza riserve, denudandosi come la nudità fisica non sarà mai in grado di fare. credo si tratti di una necessità da cui non si riesce a fuggire, o se lo si fa lo si deve rimpiangere crudamente.