Elena's profileIL MIO CUORE MESSO A NUD...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 03

    scorre nelle vene il rigetto

    il mio gruppo sanguigno è zero. Lui può donare a tutti
    Il mio gruppo può donare sangue a tutti!

    E fin qui ci siamo. Non una pecca.

    La cosa ganzina ve la racconto adesso.

    La medicina vuole che io, e tutti i miei simili, si possa ricevere solo dal gruppo 0.

    questo fa di me una donatrice universale e ricevente unica.

    Lusingata.

    Anche se poi, per essere pienamente precisi, l'unico donatore universale come si intende è lo zero rh negativo. Pensate che, un individuo tale, può ricevere sangue solo da uno zero rh negativo. E a me è andata bene con lo zero rh positivo, perché, se Dio vole, il mio sangue non si pone troppe domande sulla personale visione del mondo del suo gruppo sanguigno. Insomma, un endovena di zero rh negativo regge quanto un’endovena di zero rh positivo.  

     

    Anche se questo mi definisce in sostanza una ricevente univoca a biforcazione binaria, tutto sommato posso pur sempre considerarmi rara. Non tanto nella peculiarità di poter donare universalmente il mio sangue. Quanto nella rara possibilità di riceverlo su misura per me.

    E se dunque, questa illuminante certezza scientifica si trasferisse dalle regole basilari della medicina, alla sfera piu’ relativa e sentimentale che riflette l’emotività del paziente, si capirebbe bene quanto sia difficile riuscire a trovare una persona così dannatamente compatibile, capace di lasciare una traccia qualsiasi dentro di me, da non suscitare dolorose reazioni di rigetto.

    Perché in fondo non si parla solo di sangue, quando ci rifacciamo ai gruppi sanguigni. Forse si tratta di una sorta di catalogazione scientifica  di anime.

    Il piu’ delle volte, analizzare una discordanza di spirito presuppone la necessità di rinvenire il punto di inizio della stessa partendo dal sangue che ti scorre nelle vene. E hai voglia di iniettare sostanza e spacciare fumo per arrosto. Quando è l’incompatibilità che parla, non ci sono storie che reggono. Inutile cantarsela. Io son rara. Ma allo stesso tempo ho questa insulsa predisposizione a far la missionaria. Vuoi vedere che noi del gruppo 0 ci han preso tutti per coglioni quei dei centri trasfusionali?

     

     

    Ora ho sonno e fumo un po’. Ci sono quaderni che già aspettano di essere vergati.

    I sogni vanno disseppelliti.

    Ho bisogno di un sarto, che mi si è strappata l’anima. V’ho lasciato un brandello a testa, il resto me lo incartate in una perla che me lo porto via.

    E’ più buio stanotte.

     

    I will.

    October 10

    masochinismi di una notte di mezzo autunno

    imafillefleur1eo1La felicità è uno stato dell’anima? Dice di sì, la slavata ragazza che non ha mai risposte. O forse no. Non sempre. Appunto. E’ solo che - ”è solo che”, mioddio, cominciamo bene! – certe volte ti capita qualcosa di bello e sei felice, certe volte ti capita qualcosa di brutto e sei infelice. E fin qui tutto normale. Il problema nasce quando succede qualcosa che dovrebbe renderti felice e tu invece stai di merda lo stesso, o quando ti succede qualcosa di brutto e l’unica reazione che hai è fare spallucce, e magari la sera ti ritrovi a pensare che, non sai nemmeno tu come, sei felice. Sì, lo so, quest’ultimo caso ha del miracoloso, serve solo a dimostrare la tesi.
    Il nescafè ti dà la gastrite, lo sai. Ma immagino che ognuno di noi, nella vita, abbia bisogno di farsi del male. Almeno un po’. […]
    A volte capita anche a me di sentirmi in ritardo rispetto alle stagioni, alle situazioni, alle cose che succedono. Come quando a scuola ti spiegano l'aritmetica, e la capisci solo quando siete alle equanzioni. E ovviamente anche delle equazioni non ci capisci un cazzo, ma a quel punto sei tranquillo, sai che tanto le capirai quando arriverai al calcolo degli integrali. E’ solo che il mio letargo è durato abbastanza. Sto svernando, in fondo. Tu in alcune cose, e io in altre. E’ che sono talmente esigente con me stessa che vorrei essere capace di fare tutto, di sentire tutto. Solito discorso che ho sempre la sensazione che ci sia qualcosa che sto perdendo, che mi sta scappando, qualcosa che non avrò vissuto o assaporato abbastanza a fondo. Renato diceva che finchè la vivi così significa che sei ancora giovane. Questo comunque è un bel bicchiere mezzo vuoto. Quando scegliere ti svela per contrasto tutto quello che non scegli. Le rinunce hanno sempre un che di affascinante, quelle cose che ti neghi, quelle cose lontane, quel mondo che dalla finestra sembra accattivante, ma che se ti ci cali diventa noioso. La verità è che qualsiasi cosa tu faccia, comunque tu sia, qualsiasi cosa tu dica, la responsabilità di ciò che sei non è completamente tua, e la realtà è qualcosa in cui sei costretta a calarti . Assolutamente, in un modo o nell’altro. Fuggire è solo un modo per legarti a doppio filo a quello da cui scappi. Più scappi, e più tutto quello che fai è in funzione di quella fuga, e la cosa dalla quale vorresti allontanarti diventa parte di te. La vera ribellione dalle catene che imponiamo a noi stessi è fare ciò che non vuoi. Che in realtà è esattamente quello che volevi davvero.
    Tutto cambia? Tutto passa? Tutto cambia, ma noi non cambiamo mai davvero. Sì, quasi tutto passa. Le cose che vuoi davvero trattenere con te, due o tre nell’arco di una vita, cambiano, ma magari restano. Siamo ancora troppo giovani per i bilanci. Credo dipenda dalla nostra volontà: tu ci filtri attraverso delle cose, quelle che restano impigliate nella retina si sedimentano e diventano importanti. Parte di te. Mah, forse è solo che si erano nascoste bene e i censori non le hanno trovate. Il dolore, ad esempio, è il respiratore artificiale delle cose finite. Si sa mai che se gli fai ascoltare i subsonica si riprendano.