Elena's profileIL MIO CUORE MESSO A NUD...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
IL MIO CUORE MESSO A NUDO«Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.» April 20 ognuno ha le sue verità. questa è la miacosa succede quando non ci si riconosce più? con difficoltà cerco di riappropriarmi dei miei spazi. continuo a chiedermi come sia possibile che un qualcuno - un qualcuno comune, per nulla speciale né originale, un illustre sconosciuto, se vogliamo - arrivi a sconvolgere, destabilizzare, minare, distruggere qualcun altro. mi chiedo dove nascano quelle dipendenze emotive talmente distruttive da non farti più riconoscere ai tuoi stessi occhi: gli occhi di chi non ha mai voluto accettare l’aggettivo qualsiasi. un’amica qualsiasi, un uomo qualsiasi, un lavoro qualsiasi. no. C’è stato un tempo in cui sapevo cosa volevo provare a raggiungere e non mi sarei accontentata di nulla altro. ora mi scopro nuovamente insicura, fragile al limite del pianto, per nulla fiera di me. scorgo nei miei passi affrettati e nel mio sguardo basso una tristezza ingiusta, una paura inaccettabile, una rassegnazione indicibile e vergognosa. provo imbarazzo verso me stessa per la mia incapacità a essere felice e a gioire, per l’ingratitudine che mostro di possedere verso la vita stessa, per il desiderio che continua a tormentarmi rimanendo impigliato tra la pelle, il cuore e la testa. i confini si confondono, non sapresti spiegare cosa è successo e come è stato possibile, non ha più nome quella che sai essere ormai solo un’ossessione triste che ha mangiato ogni sorriso e ogni batticuore innocente e puro. è solo foschia amara e scura che continua a mangiare sensibilità, emotività, dolcezza, i giorni e tutto quello che di bello non riesci a fermare tra le mani, maledicendoti e odiandoti un po’ ogni volta. e adesso attendo che io ritorni a respirare. March 25 chi non fa non falla
Sono lì che chiacchiero amabilmente, appollaiata sul mio sgabello. Lui sviscera di cosa sia l’intelligenza, come quando cerchi la definizione di cose astratte e imperscrutabili tipo amore o virtù. Sul come mai generalmente crediamo intelligente solo quello che riusciamo a capire, a parte le leggi della fisica quantistica che prendiamo per buone nella caritatevole eutanasia del nostro neurone ormai agonizzante. Come se partissimo dall’assoluta convinzione della nostra subitanea intelligenza. Avrei concluso - il condizionale è d’obbligo alla luce di quanto sto per affermare - che se intelligenza vuol dire curiosità, di cui è causa ed effetto, il tendere oltre, lo spingersi sempre un po’ più in là, sia la vera chiave di tutto. Per essere motivati a progredire bisogna partire da una buona dose di incertezza e dubbio. Non sente il bisogno di rimettersi in discussione chi è troppo sicuro di sé e delle sue convinzioni, e quindi non può evolversi. Ecco in buona sostanza perché ritengo profondamente stupide le persone saccenti. Per me quelli lì non hanno proprio capito un cazzo. Al massimo hanno buona memoria per imparare la lezione. Meglio che un dito in culo, direbbe qualcuno. Anche se c'è a chi piace. A me no. Ecco perché quando mi chiedono come la penso su un qualsiasi argomento io non so mai cosa rispondere, perché non so mai decidermi. Alla fine la mia è una forma d’intelligenza così evoluta che arriva a mettersi in discussione da sola. Tanto poi finisco per rispondermi che avevo ancora ragione io. La tesi è contemporaneamente confermata e smentita. E non fa un plissè. March 10 making love to the snake inside my head
E' un marzo tiepido, il cielo è coperto ma luminoso, sa come di sole filtrato attraverso un colino, di quelli che ti aspetteresti di trovare in un cascinale di campagna. Indosso il mio lungo cappotto nero a redingote. Non ho borsa, nè occhiali o portafogli, solo il mio pacchetto di camel, sul quale avvolgo la mano, nella tasca destra di nera lana. Sotto la pesantezza di quel cappotto c'è tutto quello che posseggo al mondo. March 03 scorre nelle vene il rigettoil mio gruppo sanguigno è zero. Lui può donare a tutti E fin qui ci siamo. Non una pecca. La cosa ganzina ve la racconto adesso. La medicina vuole che io, e tutti i miei simili, si possa ricevere solo dal gruppo 0. questo fa di me una donatrice universale e ricevente unica. Lusingata. Anche se poi, per essere pienamente precisi, l'unico donatore universale come si intende è lo zero rh negativo. Pensate che, un individuo tale, può ricevere sangue solo da uno zero rh negativo. E a me è andata bene con lo zero rh positivo, perché, se Dio vole, il mio sangue non si pone troppe domande sulla personale visione del mondo del suo gruppo sanguigno. Insomma, un endovena di zero rh negativo regge quanto un’endovena di zero rh positivo.
Anche se questo mi definisce in sostanza una ricevente univoca a biforcazione binaria, tutto sommato posso pur sempre considerarmi rara. Non tanto nella peculiarità di poter donare universalmente il mio sangue. Quanto nella rara possibilità di riceverlo su misura per me. E se dunque, questa illuminante certezza scientifica si trasferisse dalle regole basilari della medicina, alla sfera piu’ relativa e sentimentale che riflette l’emotività del paziente, si capirebbe bene quanto sia difficile riuscire a trovare una persona così dannatamente compatibile, capace di lasciare una traccia qualsiasi dentro di me, da non suscitare dolorose reazioni di rigetto. Perché in fondo non si parla solo di sangue, quando ci rifacciamo ai gruppi sanguigni. Forse si tratta di una sorta di catalogazione scientifica di anime. Il piu’ delle volte, analizzare una discordanza di spirito presuppone la necessità di rinvenire il punto di inizio della stessa partendo dal sangue che ti scorre nelle vene. E hai voglia di iniettare sostanza e spacciare fumo per arrosto. Quando è l’incompatibilità che parla, non ci sono storie che reggono. Inutile cantarsela. Io son rara. Ma allo stesso tempo ho questa insulsa predisposizione a far la missionaria. Vuoi vedere che noi del gruppo 0 ci han preso tutti per coglioni quei dei centri trasfusionali?
Ora ho sonno e fumo un po’. Ci sono quaderni che già aspettano di essere vergati. I sogni vanno disseppelliti. Ho bisogno di un sarto, che mi si è strappata l’anima. V’ho lasciato un brandello a testa, il resto me lo incartate in una perla che me lo porto via. E’ più buio stanotte.
I will. February 23 uno sfogo personaleUn muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro berrò e ballerò fino a svenire un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro voglio piangere disperatamente un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro voglio gridare con tutta la rabbia un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro voglio spegnermi un muro un muro un muro un muro un muro la mia piscina per annegarci un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un muro un Ho indossato la maschera di rabbia. Sembro un po’ isterica, vorrei piangere, piagnucolare e scalciare i piedi a terra per recitare la mia parte fino in fondo. Ma soprattutto gridare. Sì cazzo, voglio gridare. Forte. Fino a restare senza più fiato nei polmoni. Che sei un
BASTARDOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
[E’pazzesco se ci pensi, non ci sono posti dove andare ad urlare in pace…merdaaaaaaaaaaaaaaa!!!]
Solo che non ha senso essere isterici senza un pubblico. E poi forse conosco il tuo gioco, e non ci casco più. Ma mi fai incazzare uguale. La cosa triste è che se fosse vero sarei patetica io. [Dio, che rabbia, non riesco a smettere di essere spiritosa! Così nessuno mi prenderà mai sul serio, cazzooooooooooooooooooooooooooooo!!
Non sopporto. Non sopporto chi, senza migliori argomentazioni da addurre, ti attacca sulle singole parole. Se non condividi il mio modo di pensare, di essere, argomentalo. Sei intelligente. [?!] Altrimenti taci. Almeno. Magari vattene in silenzio. Lasciami sola. E’ piu’ rapido. E’ piu’ degno. Devo averti fatto davvero male per generare tanta rabbia. Cosi' cupa, coriacea, infaticabile. Non l’ho fatto apposta. February 01 tu prova ad avere un mondo nel cuoreVai a una giornata tutta per te. Domestica come un vecchio cane ispido. Che dopo tutte quelle che hai passato, nessuno intorno che ti accarezzi, anche perché li hai allontanati tutti a pallettoni nel culo, decidi di coccolarti un po’ da te. Chiudi porte e telefoni a 50 mandate. Gironzoli per casa, vai in cucina e ti fai veloce ciobar, impaziente, pregustando il momento nella mente. Ti siedi sul divano e accendi un attimo la tivù - vediamo che è successo oggi lontano da qua - , e mentre mastichi cioccolata e ricecrisbis, ti domandi se di questa giornata ne hai poi voglia davvero. E pensi che no, in fondo in fondo no. Insostenibile malessere dell’essere. Dannatamente sempre. Resisti all’annientamento della ricerca di significato e valore nelle cose.
Giri il canale. - Cacchio, oggi ho il cinema sky e fanno Anna Frank. - I casi della vita. Un giorno qualunque di un tempo fa pensasti al libro, al vecchio film degli anni 60’ e ti assalì un improvviso desiderio di noleggiarlo. Non ti sei mai mossa, però, e hai sempre finito per accantonare l’idea nel dimenticatoio in cui risiedono la stragrande maggioranza dei pensieri che popolano la tua mente. E poi, casualmente, completamente ignara dell’esistenza di una versione moderna del suddetto film, e soprattutto della sua messa in onda sul grande circuito sky (e che Dio lo benedica) ti fermi un attimo a riflettere sugli stani messaggi subliminali che di tanto in tanto ti vengono sbattuti in faccia a cinque dita. Rifletti intorno al grande Maestro caso. O destino. O tempo. O semplicemente, intorno al fluire di Eventi e situazioni.
Piangi. Vulnerabile e troppo sensibile per reggere l’affinità che lega due anime. Troppo delicata per supportare il peso dell’aridità che riveste la spoglia nuda cruda realtà, della Vita, dell’esistenza, del mondo, dell’ordine delle cose. Fa paura. Non tanto il visibile, quanto l’essenza stretta stridente intima di ciò che adesso percepisci tangibile e concreto, nonostante la cosciente consapevolezza di avere occhi ancora troppo deboli e immaturi, o forse solo incapaci a reggere il senso di alienazione passata presente e futura di cui ti sei fatta carico (senza volerlo).
Vai di là, accendi le candele, che facciano luce quel tanto per permetterti di leggere. Sigarette e posacenere sul bordo a destra,camomilla “dolci nanne” su quello a sinistra, libro divino che se potessi te lo divoreresti a morsi. Libro che già tratti come prezioso cimelio di tassello della tua vita. Accendi una sigaretta e cominci a leggere. Tuono. Scroscio dell’acqua sull’asfalto. Lava lo schifo di questa città. Lava lo schifo che c’è dentro di te. Azzera il contatore. December 17 se segui la mia mente, se segui la mia mente #2
Tutti sono peggiori degli altri, ma lei in modo particolare. Io. Che ho letto grigie e ferrose poesie crepuscolari postdannunziane postpascoliane, e ci ho trovato le verità e le bugie che facevano sesso con discreta violenza. Pareva un'orgia, di quelle tristi come un certo alcool. Come certi sprechi. Non c’è una sillaba che calzi al mio piede come il cristallo, a me è toccata la ristampa. Non mi si è spalancato lo sguardo. Perché noi riusciamo ad essere niente talmente alla perfezione. Si scivola, sulla bava densa e ancora tiepida di quegli amori bianchi e vagamente finto rassegnatamente compianti. Sembrano talmente numerosi e taglia extralarge. Fortunato chi ha un amore per paio di calzini. Io ne ho uno per cuore, e magari, fossi fortunata, per ventricolo. L’amore non è mica una polverina magica che la prendi a manciate da una borsa di cuoio e la butti a random sulle cose. Ma non mi interessa o riguarda davvero. Così mi ricompongo la mia integrità, mi riavvolgo di filo spinato elettrificato di zucchero filato. Rosa e dolciastro. Capita che qualcuno ci resti impigliato, sai?! La felicità non la puoi raccontare perché non ha parole. Si consuma e basta. Ripartire da zero è il mio modo. E oggi lo farei con un bel piantarello di quelli proprio patetici da donnina insulsa e mestruata. Il mio però lo farei senza nessuna spalla di camicia da bagnare con le mie lacrime. Faccio da me, come al solito. Perché ho fatto tanti sbagli e tanti ne sto ancora facendo. Perché ho fatto delle cose dato che mi si diceva di farne altre, e questa tendenza non mi è mai passata. Il tutto peggiorato dal fatto che adesso non posso aspettare lunedì per mettermi a dieta, o rischio di ritrovarmi magra a sessant’anni. Perché ho cercato di vendicarmi per gesti magari piccoli che però mi ferivano molto in profondità, dettagli di comportamenti che evidenziavano lo squallore di certi animi, nei confronti dei quali sentivo di volermi ribellare con tutte le forze. Forse anche per dimostrare a me stessa e a tutti la mia diversità. Perché ho voluto incendiare i ponti. E l’ho fatto. E’ alto il prezzo della libertà, dell’autodeterminazione, certe volte ne ho il terrore. Vedo il nero. Gli altri seguono il viaggio stando legati ad una platea rosso porpora con le cinture di sicurezza. Certe volte applaudono le evoluzioni, ma la maggior parte del tempo stanno fermi, perplessi e ammutoliti. Non so se avrò sempre il coraggio di stare sul palco a fare il buffone in questo teatrino spoglio degli anni ‘20. Magari prima o poi mi stanco e attacco la mutanda di pizzo al chiodo. Vado a lavorare a Pigalle. …poi suona il campanello e infilando il cappotto mi dico “Tranquilla, sono solo pensieri”. E comunque, Si fa presto a dire Fine. Fine.
November 12 signora contessa preveggenzaHo tenuto in serbo pugnali luccicanti che ho pazientemente affilato durante tutti questi mesi. Anni. Ho cucito la mia armatura di fili d’argento, non è robustissima, ma può reggere qualche colpo di quelli pesanti. La corsa e la fuga mi saranno ugualmente di aiuto. Dopo qualche tempo trascorso, come in un sogno, nella foresta incantata, emergo nella radura. Il cielo è grigio e bianco, basso sulla mia testa, minaccia l’imminente tempesta. Il mago malvagio e crudele è là. Intorno musica house. Mi viene voglia di ballare, di cedere ad una sensuale danza insieme a lui. Ma lui è il male, e io lo so perfettamente. Mi guarda con quegli occhi vuoti e infiniti, che non conoscono principio e pace, né morale, o rimorso. E’ un istante, e mi è già entrato in testa. Comincio a muovermi su quelle note convulse, lui resta di fronte a me, immobile, lo sguardo severo. Mi sta scrutando, analizzando. November 10 Brandy parlaEsiste solo gente. Gente rompicoglioni, gente generosa, gente allegra, gente incazzosa. Ma soprattutto esiste solo gente egoista ed egocentrica. Non lo siamo tutti? Gente che si sente incompresa, gente che si sente speciale. Speciale una cippa. Siamo davvero speciali quando non abbiamo più questo fottuto bisogno di dimostrare che siamo unici. La vera virtù, che è rara per definizione, sta nell’intelligenza di capire che sei uguale e diverso a tutti gli altri piccoli patetici risibili insignificanti mediocri esserini dell’universo. Che cos’hai dimostrato per sentirti così un solo sole? Che forse hai vinto il nobel per la pace, scoperto la 5° dimensione, l’antidoto per il cancro? Hai concluso qualcosa nella tua cazzo di vita? Sei riuscito a farti stare bene almeno tu, oltre ad avere calpestato e usato come trampolino per sembrare più alto quelli che ti sono capitati a tiro? Perché non riusciamo a smettere di pensare alle nostre vite come a qualcosa di così prezioso e insostituibile, quando la nostra morte nella realtà dei fatti non cambierà nulla e al nostro funerale ci verranno sì e no 30 persone?! Perché non la smetti di lamentarti e volgi lo sguardo a chi intorno a te ha bisogno, e cerchi per una fottuta volta di renderti utile, di combinare qualcosa, di regalare un sorriso, invece di richiamare sempre l’attenzione sulle tue cazzate? Aiuterebbe anche te, sai? Forse se tu ti sentissi utile la pianteresti, daresti finalmente un senso alla tua vana esistenza.
[“Qualche volta il modo migliore per avere a che fare con la merda, dice, è non considerare sé stessi come un piccolo premio prezioso.” “Quello che voglio dire” dice Brandy, “è che non puoi evitare il mondo, e non sei responsabile dell’aspetto che hai, se sei belloccia o brutta come la fame. Non sei responsabile per come ti senti o per cosa dici o per come ti comporti o per qualsiasi cosa fai. E’ tutto fuori dal tuo controllo” dice Brandy. […] “Rilassati” dice Brandy. “Qualsiasi cosa tu stia pensando, un milione di persone l’hanno già pensata. Qualsiasi cosa tu faccia, altri lo stanno già facendo, e niente di te è responsabile. Tutto di te è sforzo cooperativo”. […] “Sei un prodotto del nostro linguaggio” dice Brandy “e di come sono le nostre leggi e di come crediamo che Dio ci volgia. Ogni minima molecola di te è già stata pensata da qualche milione di persone prima di te” dice lei. “Qualsiasi cosa tu faccia è noiosa e vecchia e va perfettamente bene. Vai sul sicuro perché sei intrappolata dentro la tua cultura. Qualsiasi cosa tu concepisca va bene perché riesci a concepirla. Non riesci a immaginare nessuna via di fuga. Non c’è via di scampo” dice Brandy. “Il mondo” dice Brandy “è la tua culla e la tua trappola”.] Invisible Monsters
Non tutti, forse nessuno, capiranno esattamente ciò che io pensavo quando ho meditato questo post, ma non è scritto da nessunissima parte che il mio modo di vedere sia quello giusto, né soprattutto l’unico possibile. A condizione che sia stata in grado di esprimermi correttamente, chiaro. Che siano benedetti quelli che hanno voglia e pazienza di smentirmi, riuscendo a farmi vedere le cose sotto la luce di un lampione diverso da quello sotto il quale stazionavo immobile io. October 30 white widowMi scatta qualcosa dentro a rimanere qui. Io capisco e sento che qualcosa di malato mi sale, ma non riesco, non posso niente. Mi rendo conto che gli altri non hanno colpa, ma la razionalità in questi momenti non è d’aiuto. Sono una tigre in una gabbia, un coccodrillo che dopo, forse, piangerà, uno scorpione al quale viene pestata la coda da qualcuno alle spalle e lui non può far altro che pungere. Devo reagire, con violenza, è la mia sopravvivenza. E’ questo quello che ho imparato da bambina? E’ questo quello che sono? Pazza fino al punto di sbagliare e far male senza riuscire a controllarmi? Mi scazza che sappiate i cazzi miei, voi, curiosi, che venite a leggere solo per puntare occhi e dita. A quel punto diventa colpa mia che lo scrivo, tutto ritorna ad essere inutile e il cerchio si chiude. Avete mai desiderato una cosa e il suo opposto tanto intensamente quanto contemporaneamente? Nevrotica, diceva Sylvia Plath. Io vorrei parlare e vorrei tacere, vorrei chiacchiere leggere e vorrei silenzio greve, vorrei essere amata e vorrei non esistere. Ecco. Quando nessuno ti ama, è allora che diventi invisibile? E’ nel guardare e nell’essere guardati che percepiamo la certezza di esistere. Non nel vedersi, è diverso. Odio il telefono che suona, odio i rumori improvvisi, i clacson delle macchine. L’altro giorno mi sono presa uno spavento, ma era solo la mia ombra. Allora non è un modo di dire. Sono un po’ tesa, forse. Le cattive notizie sono un’altra manciata di terra umida sulla mia cassa sepolta. Non sento più. Le cose belle, quelle belle davvero intendo, sono un bruciore che mi si sbroglia nel petto, sotto la pelle. Un abbraccio a una madre di spine, scossa di alta tensione sui lacci elettrificati legati intorno al cuore, schegge bollenti di rosso cristallo dagli occhi, taglienti. Appedo l’anima a un gancio alla finestra, e la lascio lì alle correnti, che di notte vengano a mangiarsela i corvi. Non piangetemi, non sono morta! Non sono morta.
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